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Amelia Davis

Amelia nella cala dopo il tramonto

Storia orgia in spiaggiaGruppo12 min di lettura

Un racconto di Amelia Davis

Amelia scende in una cala chiusa dopo il tramonto con un gruppo che ha già deciso di spogliarsi. Sulla sabbia il cerchio è più largo di quelli che ha tenuto, e per la prima volta non prova a gestirlo.

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Il sentiero scendeva tra i pini e le rocce ancora calde, e la cala si apriva sotto di noi come una palma di sabbia chiusa tra due bracci di scoglio. Eravamo usciti dalla casa dopo il tramonto, quando la costa toscana aveva già spento il rumore delle terrazze, e Amelia aveva accettato di scendere senza chiedere quante persone ci sarebbero state. Io camminavo dietro di lei con Chiara, che aveva ventisei anni e teneva una bottiglia per il collo, e con Paolo, che ne aveva trenta e portava soltanto un asciugamano arrotolato sotto il braccio. C’erano anche Elisa e Luca, adulti dello stesso giro, gente che lei aveva già visto in cucina e che quella sera non avrebbe messo in una storia. Amelia era ospite da due notti, da quando dall’hotel aveva detto di sì invece di restare da Lorenzo, e io la guardavo avanzare sulle pietre con un controllo fluido del corpo, senza che lei lo commentasse.

Lei aveva ventuno anni e il cerchio, sulla spiaggia, sarebbe stato più largo di quelli che aveva tenuto. La posta in gioco, per lei, era se quella cala sarebbe rimasta un fatto oppure sarebbe diventata un pezzo da pubblicare. Per me era un’altra cosa: volevo vederla senza palco, e sapevo che il gruppo l’avrebbe presa così, se lei avesse continuato a dire di sì.

Arrivati sulla sabbia nessuno ha acceso una luce. Il mare era basso e scuro, e Paolo ha tirato via la maglia per primo. Chiara l’ha seguito, poi Elisa, poi Luca. Amelia si è fermata a guardare il cerchio che si allargava e, per la prima volta, non ha provato a gestirlo. Si è sfilata il vestito con un gesto solo, l’ha lasciato cadere, ed è rimasta nuda sulla riva con le spalle dritte.

«Venite», ha detto, e la voce era pratica, come se stesse decidendo l’ordine di una stanza.

Io mi sono spogliato. Lei si è inginocchiata sulla sabbia umida prima che qualcuno glielo chiedesse, ha preso il cazzo di Paolo in mano e l’ha portato alla bocca, e io le ho messo una mano nei capelli mentre Luca le si metteva di fianco. Lei ha aperto di più le ginocchia, ha succhiato Paolo con la gola rilassata, poi ha girato la testa e ha preso anche me, calda e precisa, senza alzare lo sguardo come se dovesse spiegare qualcosa. Chiara si è accovacciata dietro di lei e le ha accarezzato i fianchi, e Amelia ha spinto il culo all’indietro contro quella mano mentre la bocca lavorava.


La sabbia le si attaccava alle ginocchia e lei non se ne curava. Teneva Paolo in gola abbastanza a lungo da farlo gemere, poi passava a me con la stessa decisione, e io sentivo la lingua calda che mi girava intorno alla testa del cazzo mentre Elisa, in piedi accanto a Luca, si toccava senza nascondersi. Il gruppo la guardava. Amelia lo sapeva, e il fatto di essere vista lì, nuda, con due cazzi che le riempivano la bocca a turno, non la faceva ritrarre: le allargava le cosce. Quando ha lasciato la mia erezione, un filo di saliva le è rimasto sul mento e lei l’ha preso con il dorso della mano, poi ha fatto un verso breve, quasi una risata tagliata.

«Se state tutti fermi…», ha detto, e non ha finito, come se ci aspettassimo da soli il resto.

Luca le ha messo il cazzo sulle labbra e lei l’ha preso, più profondo, con un suono umido che si è perso nel rumore piccolo delle onde. Io mi sono inginocchiato di fianco, le ho preso un seno in mano, e ho sentito il capezzolo indurirsi contro il palmo. Paolo le teneva i capelli raccolti, non per dirigerla, per vederle il viso. Chiara le ha slittato una mano tra le gambe da dietro e Amelia ha spinto il bacino in avanti, cercando quelle dita, e quando Chiara le ha trovato la fica già bagnata lei ha gemuto intorno al cazzo di Luca senza staccarsi. Elisa si è chinata e le ha baciato la spalla, poi il collo, e Amelia ha allungato una mano libera per afferrarle una coscia, tenendola lì.

Io le ho passato il pollice sulle labbra, accanto a dove Luca entrava, e lei ha aperto un po’ di più la bocca, abbastanza da succhiare anche il mio dito insieme a lui. Il sapore di sale e di pelle le restava addosso. Guardavo il suo viso, concentrato e aperto, e capivo che non stava dosando niente per nessuno di noi: prendeva quello che c’era, e il cerchio intorno a lei respirava insieme.


Siamo entrati in acqua bassa quando le ginocchia le hanno fatto male sulla sabbia. L’acqua le arrivava a metà coscia, abbastanza da bagnarle il pube e da farle brillare la pelle, e Amelia si è lasciata sedere sul bordo umido, con le gambe aperte verso la riva. Chiara si è messa tra quelle gambe per prima, le ha sollevato i fianchi con le mani e le ha messo la lingua sulla fica con una lentezza che non era timidezza, era fame. Amelia ha tirato indietro la testa, ha preso fiato, e ha posato una mano sulla nuca di Chiara tenendola lì.

Elisa si è accovacciata dall’altra parte, le ha preso un seno in bocca e poi è scesa, e a un certo punto le due bocche si sono incontrate tra le cosce di Amelia, lingue che si toccavano sul clitoride e sulle labbra già aperte. Io stavo in piedi nell’acqua, con il cazzo duro, e la guardavo mentre lei mi guardava. Paolo e Luca stavano un passo più indietro, abbastanza vicini da vedere ogni dettaglio, e Amelia non ha chiuso le gambe. Anzi, le ha aperte di più, ha messo un piede sulla spalla di Chiara, e ha spinto il bacino in su contro quelle bocche.

«Più forte», ha detto, e Chiara l’ha ascoltata, leccandola con la lingua piatta, poi succhiandole il clitoride finché Amelia non ha cominciato a tremare. Elisa le ha messo due dita dentro, lente, e Amelia ha stretto intorno a quelle dita con un suono basso, quasi una protesta di piacere. Io mi sono avvicinato, le ho messo il cazzo vicino alla bocca, e lei ha girato la testa e ha cominciato a succhiarmi di nuovo, a scatti, perché Chiara non le dava tregua. Ogni volta che la lingua di Chiara la colpiva giusta, lei si staccava da me per gemere, poi tornava, più disordinata, e io le tenevo i capelli lontani dal viso bagnato.

Paolo le ha preso una mano e se l’è messa intorno al cazzo, e lei l’ha pompato mentre Elisa le leccava più in basso, verso il buco del culo, appena, abbastanza da farla sobbalzare. Il mare le batteva sulle cosce. Eravamo tutti lì, a guardarla e a toccarla, e lei restava al centro senza ritirare niente, con le anche che inseguivano le bocche e la gola piena di me.


Qualcuno ha alzato un telefono. La luce dello schermo ha tagliato l’acqua per un secondo, un rettangolo freddo sul fianco di Amelia, e lei ha girato la testa. Non ha coperto il corpo. Ha teso il braccio verso Luca, che teneva il telefono, e ha detto, chiara:

«Mettilo via. Tutti. Adesso.»

Luca ha abbassato il braccio. Chiara si è staccata da lei abbastanza da respirare, con la bocca lucida, e ha guardato Amelia in attesa. Io ho sentito il battito nelle tempie, perché in quel gesto c’era tutta la posta: se restava senza riprese, quella notte non poteva più diventare contenuto, e non poteva più nasconderla dietro un inquadratura. Amelia si è seduta più dritta nell’acqua, nuda, con le gambe ancora aperte, e ha passato lo sguardo su ciascuno di noi.

«Non sto recitando», ha detto una volta sola, senza ornamenti. Poi ha cambiato discorso, come se quella frase le bastasse. «Qualcuno ha ancora il vino? Ho la gola secca.»

Chiara ha riso piano, è andata a prendere la bottiglia sulla sabbia, e gliel’ha portata. Amelia ha bevuto dalla bocca di vetro, una sorsata lunga, e me l’ha passata. Il telefono era sparito nello zaino di Luca. Nessuno ha protestato. Lei è rimasta. Si è alzata dall’acqua, si è pulita la bocca con il dorso della mano, ed è tornata verso di me e verso Paolo come se la decisione fosse già dietro le spalle. Io l’ho presa per i fianchi, l’ho sentita calda e bagnata contro il bacino, e ho capito che il divieto non era un ritiro: era il contrario. Senza rete, senza file, le restava addosso soltanto quello che stava per fare.

«Nico, tienila tu un attimo», ha detto Chiara, e il mio nome è caduto lì, semplice, mentre lei si spostava per lasciare spazio. Amelia si è voltata tra le mie braccia e mi ha baciato, profonda, con sapore di vino e di sale, e ha messo una mano sul mio cazzo come a confermare che restava.


L’ho stesa sulla sabbia ancora umida, con l’asciugamano di Paolo sotto le spalle, e lei ha aperto le gambe da sola. Io le ho messo il cazzo sulla fica, l’ho fatto scorrere su e giù tra le labbra gonfie, e lei ha alzato il bacino cercandomi. Quando sono entrato, lenta la prima spinta, l’ho sentita calda e stretta, e lei ha tirato aria tra i denti, gli occhi aperti sui miei. Paolo le si è messo vicino alla testa e lei ha girato il viso per succhiarlo mentre io la scopavo, colpi sempre più fondi, e Chiara le teneva una gamba aperta, il pollice sul clitoride a cerchio.

Luca ha aspettato il suo turno senza toccarsi troppo. Quando mi sono ritirato, bagnato di lei, Amelia ha allungato una mano verso di lui e l’ha fatto entrare. Lui l’ha presa più dura, le anche che battevano sulla sabbia, e lei gemeva con la bocca piena di Paolo, saliva che le scendeva sulla guancia. Io le ho tenuto i polsi sopra la testa per un pezzo, non per bloccarla, perché lei spingeva i palmi contro i miei come se volesse quella presa, e Elisa le leccava un seno, poi l’altro, succhiando i capezzoli finché Amelia non si è inarcata.

«Due», ha detto lei, staccandosi da Paolo abbastanza da farsi capire. «Voglio due.»

Paolo si è steso sotto di lei e lei si è messa a cavalcioni, facendosi scendere sul cazzo con un movimento preciso, fino in fondo. Io mi sono messo dietro, le ho aperto le natiche con i palmi, e ho premuto la testa del cazzo contro il buco del culo, bagnato di lei e di saliva che Chiara le aveva passato con le dita. Amelia ha spinto indietro, ha preso fiato, e io sono entrato piano, un centimetro alla volta, sentendola aprirsi intorno a me mentre sotto di lei Paolo restava fermo. Quando sono stato dentro tutti e due, lei ha abbassato la fronte sulla spalla di Paolo e ha detto qualcosa di basso, un sì, e allora abbiamo cominciato a muoverci.

La sentivo stretta, piena, il corpo che tremava tra due erezioni. Ogni volta che io spingevo, lei si schiacciava su Paolo, e Chiara le stava accanto, le parlava all’orecchio, le toccava il clitoride con due dita bagnate. Elisa le teneva i capelli. Luca la guardava in faccia, e Amelia teneva gli occhi aperti, come se volesse vedere chi la stava scopando e chi la stava vedendo. Il rumore era umido, carnale, e lei non chiedeva di rallentare. Chiedeva di più, con i fianchi, con le unghie sulla schiena di Paolo, con la voce che si spezzava quando io andavo fino in fondo.


L’accordo era chiaro da prima, detto in terrazza con la stessa voce pratica: dentro e addosso, se lei non avesse detto di no. Non ha detto di no. Paolo è venuto per primo, con un gemito basso, e l’ho sentita accogliere la sborra dentro mentre io le tenevo ancora il culo pieno. Lei ha continuato a muoversi su di lui, lenta, finché lui non è diventato troppo sensibile, e allora si è sollevata, e la sborra le è scesa lungo la coscia, chiara sulla pelle scura della sera. Io l’ho presa da dietro, ancora nel culo, più veloce, e lei si è appoggiata a quattro zampe sulla sabbia, la schiena inarcata, e ha succhiato Luca mentre io la scopavo.

Quando sono venuto, l’ho fatto dentro, spingendo a fondo, e lei ha stretto intorno a me con un suono che mi è arrivato nella pancia. Mi sono ritirato lento, e lei è rimasta così, aperta, con la sborra che le usciva dal culo e dalla fica, e Chiara le ha passato una mano tra le gambe, mescolando, e poi le ha portato le dita alla bocca. Amelia le ha succhiate. Luca le è venuto sul viso e sul petto, getti caldi, e lei ha chiuso gli occhi solo per un attimo, poi li ha riaperti, e ha riso, un riso vero, stanco.

«Aspetta», ha detto a Elisa, e si è girata, si è distesa sulla schiena, e ha aperto di nuovo le gambe. Elisa le ha leccato la fica sporca, lenta, e Amelia le ha tenuto la testa, i fianchi che ancora tremavano, finché non è venuta lei, una volta lunga, con le cosce che si chiudevano intorno al viso di Elisa e la voce che le si spezzava in gola. Io le ho accarezzato il ventre mentre succedeva, e ho sentito i muscoli che le si contraevano sotto il palmo.

Siamo rimasti in mezzo a loro fino a tardi. Qualcuno ha riaperto il vino. Amelia era seduta nuda sulla sabbia, con la mia camicia sulle spalle soltanto perché aveva freddo, non per coprirsi, e lasciava che Paolo le pulisse il collo con l’asciugamano. Chiara le appoggiava la testa sulla coscia. Lei non ha raccontato la notte. Non ha fatto il recap. Ha chiesto se in casa c’era ancora del pane, e se qualcuno avrebbe chiuso la porta della terrazza, e ha detto che le gambe le tremano, una volta, senza decorazione, poi ha parlato del vento che girava.


Siamo risaliti quando la cala era già nera e le rocce rendevano il sentiero più stretto. Amelia camminava in mezzo al gruppo, non davanti, e io le tenevo una mano bassa sulla schiena, sentendo il tessuto della camicia e sotto il calore del corpo che aveva usato senza rete. In casa hanno acceso poche luci. Lei è andata in cucina, ha bevuto acqua dal rubinetto, e si è seduta sul tavolo con le gambe a penzoloni, i piedi ancora pieni di sabbia.

Il costo era visibile in quel silenzio che non era imbarazzo. Aveva tagliato il contenuto da quello che aveva fatto: niente file, niente inquadratura, niente versione da pubblicare. Quello che le restava addosso era la sborra, il segno delle mani, il fatto che un cerchio più largo l’aveva presa e lei era rimasta. Lunedì, il giorno dopo, avrebbe dovuto entrare in una stanza di lavoro che voleva ancora la Amelia pubblica, quella delle clip e della campagna, e io la guardavo bere e capivo che la distanza tra le due cose le si era accorciata in modo che non poteva più ignorare.

La riunione in agenzia a Milano è il giorno dopo e lei non sa se riesce ancora a mandare avanti la versione da campagna. Me l’ha detto così, guardando il fondo del bicchiere, e poi ha chiesto se qualcuno andava a letto, come se quella domanda potesse tenere insieme il resto.