
Amelia nella suite degli scambi
Racconto coppie scambisteGruppo12 min di lettura
Un racconto di Amelia Davis
Amelia arriva in una suite d'albergo a Roma dove due coppie si scambiano da anni. Entra come ospite e scopre che uno di loro la guarda come se non fosse in prestito.
La suite stava all’ultimo piano di un hotel a due isolati da Piazza di Spagna. Dalla vetrata larga, Roma di fine estate restava accesa, i tetti ancora chiari e le finestre accese a tratti tra i palazzi. Io ero già lì da un’ora con Giulia, Marco e Sara. Il vino era aperto sul tavolo basso. Le regole le avevamo dette una volta sola e a voce chiara, senza bisogno di ripeterle.
Quando Amelia Davis è entrata aveva la borsa a tracolla e niente valigia. Aveva ventun anni. Giulia le ha sorriso e le ha preso il giubbotto dalle spalle. Sara l’ha misurata senza nascondersi, lo sguardo fermo dal viso alle scarpe. Marco ha alzato il bicchiere e ha detto che erano contenti che fosse venuta.
Lei ha bevuto un sorso e ha guardato la stanza come se decidesse da dove cominciare. Io restavo vicino alla finestra perché il gioco era farla passare tra di noi, e io già sapevo che avrei voluto trattenerla, che era il contrario di quello che avevamo messo in piedi. Lei era a Roma perché a Milano non aveva detto no ai nomi, e questo era tutto il prima che mi servisse.
Sara ha fatto una domanda sul viaggio. Amelia ha risposto a metà, poi ha chiesto se il bagno avesse la vasca. Giulia ha riso piano e l’ha accompagnata. Quando sono tornate Amelia aveva già sfilato le scarpe.
Marco ha spento la lampada più vicina alla porta. Io ho sentito Giulia alle mie spalle. «Lorenzo, chiudi le tende,» ha detto lei. Io l’ho fatto, e quello è stato l’unico momento in cui qualcuno ha detto il mio nome ad alta voce.
Amelia si è sbottonata la camicia guardando me, non gli altri, e io ho capito che sapeva. Il tessuto è scivolato. Lei è rimasta in un reggiseno chiaro. Sara ha emesso un suono basso. Giulia si è seduta sulla poltrona più vicina al letto e ha incrociato le gambe. Amelia ha girato il viso verso di lei e ha annuito.
Io mi sono avvicinato. Le ho posato le mani sui fianchi e l’ho sentita salire sul respiro. Lei ha sganciato i miei pantaloni da sola. Quando mi ha preso il cazzo in mano era già duro. Ha detto «Allora» senza finire. Io l’ho baciata sulla bocca mentre Marco e Sara restavano sul divano a vedere.
Ho fatto scendere il resto dei suoi vestiti. L’ho fatta sedere sul bordo del letto. Mi sono messo in ginocchio tra le sue gambe, abbastanza da far vedere a Giulia tutto. Amelia ha aperto le cosce senza che glielo chiedessi. Le ho passato la lingua sulla figa e l’ho trovata già bagnata. Lei ha messo una mano nei miei capelli e ha tirato abbastanza da farmi capire che voleva di più, non meno.
L’ho succhiata finché le cosce le hanno tremato contro le mie orecchie. Poi mi sono alzato. Le ho aperto le gambe più larghe e le ho messo il cazzo dentro con un colpo solo. Lei ha fatto un verso che ha riempito la stanza. Giulia non si è mossa dalla poltrona. Guardava il punto in cui io entravo in Amelia.
Io scopavo Amelia piano all’inizio. Lei teneva lo sguardo su di me anche quando Sara ha detto qualcosa di sporco dal divano. Non rispondeva a Sara. Mi teneva con le gambe e io le tenevo i fianchi, e per un attimo la stanza è diventata un fatto secondario. Poi Giulia si è alzata.
Si è avvicinata al letto e si è inginocchiata accanto a noi. Le ha posato il palmo sulla pancia, bassa, e ha chiesto se poteva. Amelia ha detto di sì con la voce già rotta. Io mi sono tirato fuori abbastanza da lasciare spazio. Giulia ha piegato la testa e ha cominciato a leccarle la figa mentre il mio cazzo le strofinava ancora contro la coscia. Amelia ha inarcato la schiena e ha preso Giulia per i capelli con una gentilezza che non era timidezza. Era controllo.
Sara si era slacciata la camicia e si toccava i capezzoli guardando le due donne. Io sono rientrato in Amelia sopra la lingua di Giulia, lento, e ho sentito la moglie gemere contro di noi. Amelia ha detto il mio nome dentro un respiro e poi ha cambiato subito discorso. Ha chiesto a Giulia se le piaceva, e Giulia ha risposto leccandola più a fondo.
L’ho scopata così, sopra la bocca di mia moglie, finché Amelia ha cominciato a stringermi. Io le ho tenuto il viso tra le mani perché volevo vederla quando veniva. È venuta con gli occhi aperti, guardandomi, e Giulia ha continuato a leccarla attraverso l’orgasmo, lenta. Io non sono venuto. Mi sono fermato dentro di lei e l’ho tenuta, la fronte contro la sua, mentre Marco e Sara battevano le mani una volta sola, una cosa stupida e affettuosa. Amelia ha riso contro la mia bocca.
Sara è arrivata sul letto senza chiedere il permesso a voce, solo con lo sguardo, e Amelia l’ha accolta tirandola giù per la nuca. Si sono baciate a lungo, lente. Io vedevo la lingua di Sara entrare nella bocca di Amelia mentre Giulia si asciugava il mento e si sedeva di nuovo a guardare, le gambe aperte, le dita già tra le proprie pieghe. Marco si era sfilato la maglia. Restava in piedi ai piedi del letto, il cazzo visibile nel tessuto dei pantaloni.
Sara le ha slittato le dita tra le gambe, due dentro, e l’ha scopata così mentre la baciava. Amelia ha aperto di più le gambe e ha spinto contro quella mano. Io le tenevo una spalla, e ogni volta che lei si irrigidiva io la riportavo giù con una pressione lieve.
«Vuoi che ti guardi,» ha detto Sara contro la sua bocca. Amelia ha detto di sì, una volta, senza ricamarci sopra. Poi ha preso il polso di Sara e l’ha portata più in alto, sul clitoride, e ha chiuso gli occhi solo per un secondo. Quando li ha riaperti cercava me. Le ho baciato la tempia e le ho detto che stava andando bene, che nessuno la stava spingendo oltre. Lei ha annuito e ha spinto di nuovo le anche contro le dita di Sara.
Giulia, dalla poltrona, ha detto a Marco di aspettare ancora. Marco ha obbedito. Io ho preso un seno di Amelia in bocca e le ho succhiato il capezzolo finché lei ha fatto un suono più basso. Sara ha aggiunto una terza dita e l’ha scopata più forte. Amelia è venuta di nuovo così, con la mia bocca sul petto e Giulia che la guardava. Dopo ho sentito il suo corpo diventare morbido, pesante. L’ho distesa meglio sul letto e le ho accarezzato i capelli come se fossimo rimasti in due.
Non eravamo in due. Marco ha posato un ginocchio sul materasso. Amelia ha girato la testa verso di lui e ha allungato una mano. Lui se l’è presa e se l’è portata sul cazzo, sopra i pantaloni. Lei l’ha palpeggiato con la stessa sicurezza con cui aveva sbottonato me, e ha detto a Sara di non togliere le dita. Sara non le ha tolte.
Marco si è sfilato i pantaloni. Amelia lo ha preso in bocca senza preamboli, mentre Sara le teneva ancora le dita dentro. Io vedevo le labbra di Amelia scendere sul cazzo di un altro uomo e sentivo nello stesso momento il bisogno di tirarla via e il bisogno di vederla farlo fino in fondo. L’ho tenuta per i capelli, non per guidarla, per restare. Lei ha alzato gli occhi su di me mentre succhiava Marco, e in quello sguardo c’era il gioco e c’era anche una domanda che non ha fatto.
Giulia si è alzata di nuovo e si è spogliata del tutto. Si è messa a cavalcioni del viso di Amelia per un attimo, abbastanza da farle sentire l’odore, poi si è spostata e ha detto a Sara di farle spazio. Sara ha sfilato le dita, lucide, e se le è messe in bocca. Io ho preso il posto tra le gambe di Amelia e l’ho scopata di nuovo mentre lei aveva il cazzo di Marco in gola. Andavamo a turno. Io entravo e lui usciva dalla bocca. Poi lui le chiedeva di succhiare più a fondo e io restavo fermo dentro.
Amelia saliva e scendeva su di me con le anche, precisa. Ogni tanto si staccava da Marco per respirare e diceva «ancora» e poi tornava a prenderlo. Sara le accarezzava i seni, le stringeva i capezzoli, e Giulia le leccava il collo dal lato opposto al mio. Eravamo troppi e lei li teneva tutti. Io le tenevo il viso ogni volta che Marco le usciva dalla bocca e le baciavo la fronte.
Quando Marco ha detto che voleva scoparla, io mi sono tirato fuori. L’ho fatto a malincuore e l’ho fatto lo stesso. L’ho tenuta per i fianchi mentre Marco le metteva il cazzo dentro. Amelia ha preso aria e ha spinto indietro, prendendolo tutto. Io le ho tenuto la mano. Lei mi ha stretto le dita fino a farle male. Marco la scopava con colpi lunghi, le mani sotto il culo. Giulia si era messa di fianco a guardare, una mano sulla propria figa. Sara baciava Amelia sulla spalla.
Io ho avvicinato il cazzo alle labbra di Amelia. Lei l’ha preso, sporco di lei, e l’ha succhiato mentre un altro uomo la fotteva. Guardavo il punto in cui Marco spariva dentro di lei. Volevo mandarli tutti via e non l’ho detto. Lei quasi l’ha detto per me. Ha lasciato il mio cazzo, ha inspirato, ha cominciato una frase che era «restiamo» e l’ha spezzata. L’ha trasformata in un gemito, e ha ripreso a succhiarmi come se quella frase non fosse mai esistita.
Marco si è fermato prima di venire. Si è tirato fuori e si è messo a sedere contro la testiera, e ha detto che voleva vederla leccare. Amelia si è girata verso Giulia. Ha steso mia moglie e le ha aperto le cosce, e ha cominciato a leccarle la figa con una concentrazione che mi ha stretto lo stomaco. Giulia le ha afferrato la nuca e ha spinto. Amelia ha preso il clitoride tra le labbra e l’ha succhiato finché Giulia ha cominciato a parlare senza senso.
Sara si è inginocchiata accanto al viso di Giulia e si sono baciate sopra la testa di Amelia. Io mi sono messo dietro Amelia, le ho sollevato il culo e l’ho scopata così. Lei gemeva contro la figa di Giulia a ogni spinta. Marco si è avvicinato e le ha messo il cazzo di lato alla bocca. Lei ha dovuto scegliere come respirare, come leccare, come prendere. Ha trovato un ritmo.
Quando Giulia è venuta, ha stretto le cosce intorno alla testa di Amelia e ha tenuto. Amelia ha continuato a leccare finché Giulia non l’ha spinta via con un riso rotto. Allora Amelia si è girata verso Sara. Sara si è sdraiata, le gambe aperte. Amelia le ha messo due dita dentro mentre le passava la lingua sul clitoride. Io l’ho scopata in quella posizione, più profonda, e le ho tenuto i fianchi con una forza che lei ha accettato spingendo indietro. Marco le accarezzava i capelli. Ogni tanto Amelia alzava la testa da Sara e prendeva il cazzo di Marco in bocca, poi tornava giù.
C’era il resto della stanza e c’era quel filo tra noi che non doveva esserci, e nessuno dei due lo tagliava. Sara è venuta sulle dita di Amelia con un grido breve. Amelia le ha baciato l’interno della coscia, poi si è lasciata cadere sul materasso e ha aperto le gambe per chiunque fosse il prossimo.
Marco è sceso tra le sue cosce e l’ha scopata. Io le ho messo il cazzo in bocca. Andavamo insieme, uno in figa e uno in gola, e lei ci prendeva tutti e due, le mani aggrappate alle lenzuola, gli occhi aperti su di me anche quando Marco le teneva i fianchi e la spingeva verso il mio ventre. Giulia e Sara erano distese di fianco, sudate, a guardarci.
Marco è venuto per primo, dentro di lei, e si è fermato sepolto. Amelia ha stretto le gambe intorno a lui come per tenerlo mentre io le uscivo dalla bocca. L’ho tenuta per il viso. Le ho chiesto se voleva la sborra in bocca o addosso o ancora dentro. Lei ha detto «in bocca» e poi, dopo un respiro, «anche addosso». Marco si è tirato fuori e un filo bianco gli è sceso dal cazzo sulla coscia di lei. Sara l’ha raccolto con due dita e l’ha messo sulle labbra di Amelia. Amelia l’ha succhiato.
Io sono rientrato nella figa piena di un altro uomo e l’ho scopata lenta, guardandola. Lei mi ha tenuto lo sguardo. Giulia si è avvicinata e le ha leccato un capezzolo. Sara le teneva una mano. Io ho sentito arrivare l’orgasmo e l’ho trattenuto abbastanza da dirle che stavo per venire. Lei ha detto di venire dentro. Io l’ho fatto, spingendo fino in fondo, sparando la sborra in lei mentre le tenevo il viso tra le palme e il resto della stanza spariva. È rimasto solo il suo sguardo.
Mi sono tirato fuori. Marco le ha posato il cazzo ancora mezzo duro sulle labbra e lei l’ha pulito. Io le ho sparso con la mano quello che le usciva dalla figa, gliel’ho portato alla bocca, e lei l’ha preso. Sara si è fatta venire addosso le dita, sulla pancia di Amelia. Giulia ha finito con due dita dentro di sé guardandoci, e quando è venuta ha messo la fronte sulla spalla di Amelia e ha riso.
Io l’ho presa in braccio, quasi. L’ho tirata contro il mio petto e l’ho tenuta mentre gli altri si accendevano una sigaretta sul terrazzino interno, la porta finestra socchiusa. Lei aveva il cuore veloce. Io le accarezzavo la schiena. Per un attimo ho pensato che avrebbe chiesto di mandarli via, che l’avrebbe detto con quella stessa voce pratica con cui aveva chiesto della vasca. Non l’ha detto. Ha posato la bocca sulla mia spalla e è rimasta lì, e io l’ho tenuta come se il resto della stanza non ci fosse, sapendo che c’era.
L’alba è arrivata grigia e già calda. Marco e Sara dormivano sul divano letto. Giulia era sotto il getto della doccia. Amelia si era vestita in silenzio, la stessa camicia della sera prima. Il telefono sul comodino ha vibrato una volta. Lei l’ha preso, ha letto, e me l’ha mostrato senza commento. Un messaggio di Marco, l’invito a una casa sulla costa, spiaggia privata, altri giorni, le stesse regole, o regole più larghe.
Io l’ho guardata e ho aspettato. Lei ha chiuso lo schermo e ha messo il telefono in borsa. Non ha detto se sarebbe andata. Non ha detto se restava. Ha raccolto le scarpe e ha camminato verso la porta a piedi nudi. Io l’ho seguita fino all’ingresso della suite senza toccarla. Fuori dal corridoio si sentiva già il rumore dei carrelli della colazione. Lei non ha aspettato.
Sulla soglia si è girata. Mi ha guardato in faccia come mi aveva guardato tutta la notte, e per un attimo ho creduto che avrebbe scelto, che avrebbe detto di restare o di essere condivisa ancora. Ha detto solo «ciao» e ha chiuso la porta senza rumore. Io sono rimasto nel disimpegno con l’invito ancora acceso nella testa, la casa sulla costa, la spiaggia, e il fatto che lei era uscita senza colazione e senza aver scelto se veniva per farsi passare di più o per non restare da me.